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Sezione: Notizie storiche

Inserito da Lorenzo Schiaffino il 10 Marzo 2009

I campeggi della Partaccia

COME SONO NATI E COME SONO DIVENTATI UNA STRUTTURA PORTANTE DELL’ECONOMIA DI MASSA CARRARA

LE ORIGINI

Nell’estate del 1948 le pinete della Partaccia che hanno superato indenni le vicende della guerra rappresentano ancora un luogo di grande fascino ambientale ed ecologico : le loro spiagge non ancora compromesse dagli interventi di ricostruzione del porto di Marina di Carrara rappresentano il primo tratto sabbioso accessibile per coloro che hanno più o meno avventurosamente superato il passo del Bracco e della Cisa ( alle autostrade non ci si pensava nemmeno). E così i primi turisti stranieri (1948) scoprono la nostra pineta e tornando a casa raccontano ad amici e parenti le meraviglie di questo luogo selvaggio e incontaminato ai margini del quale campeggia una strana torre (si chiamava ancora Torre Balilla o Colonia Dux). L’anno seguente evidentemente sulla base del passaparola i turisti sono molto di più e si diffondono nella zona compresa tra il Lavello e la via del Lazzarone (ora via Baracchini).

Gli ospiti originari rappresentavano il turismo più ricco e moderno dell’epoca perché disponevano di grosse automobili (oggetti estremamente rari e di gran pregio fino agli anni ’50), di costose tende da campo e addirittura in rari casi di roulotte. Gli indigeni della Partaccia non valutarono bene l’importanza del fenomeno ma qualcuno capì subito che si poteva chiedere una piccola quota per il posteggio agli ospiti che di solito ritenevano accettabile la richiesta. Il campeggio libero da principio rimase solo una pittoresca curiosità, ma nel 1950 il T.C.I.(Touring Club Italia) si interessò della cosa e prese in affitto dai proprietari il tratto di litorale che i turisti avevano già occupato negli anni precedenti. La cifra pagata era per l’epoca astronomica (pare che fosse 1.000.000 di lire all’anno).

Fu un evento epocale perché gli impianti realizzati dal T.C.I. (servizi igienici, punti ristoro e commerciali) e la immensa pubblicità che il prestigioso sodalizio fece per la Partaccia portò a uno sviluppo tumultuoso della zona. Mentre a Marina di Massa sorgevano sempre nuovi alberghi e pensioni per i clienti italiani che stavano entrando nel miracolo economico ma che si spostavano ancora in treno anziché in auto, per i turisti stranieri più esigenti che vivevano già nell’era dell’auto e disponevano di pregiati franchi svizzeri e buoni marchi tedeschi sorgeva alla Partaccia una grande variopinta tendopoli che divenne rapidamente famosa in tutta Europa. La nuova struttura turistica oltre ad offrire agli ospiti sole e mare costituiva un base di partenza per le escursioni sulle Apuane ed una obbligata tappa intermedia per chi voleva proseguire per la Corsica e l’Isola d’Elba. Arrivò in stagione ad ospitare oltre le 10.000 persone.

Intanto mentre proseguiva lo sviluppo del turismo all’aria aperta con i suoi effetti positivi per l’economia e l’ambiente fu completata anche la ricostruzione di molte fabbriche che erano state istituite subito prima dell’inizio della guerra nella zona industriale di Massa e che avevano occupato per volere di Renato Ricci le fertili campagne massesi. In quegli anni un posto alla Dalmine era un sogno per tutti. La vocazione di Massa era soprattutto quella turistica ma gli amministratori comunali guardavano più volentieri all’industria: del turismo alberghiero ed extra-alberghiero, visto che funzionava da sé nessuno sé né curò più di tanto. Il T.C.I., passato il momento magico dei primi anni, ’50 visto il totale disinteresse di tutti per il turismo e visti anche i primi violenti fenomeni erosivi del litorale legati alla ricostruzione del porto di Marina di Carrara rinunciò a proseguire nel suo intervento.

Ma il turismo all’aria aperta della Partaccia era ormai vivo e vitale. Le posizioni conquistate dal T.C.I. furono mantenute nonostante le difficoltà ambientali e politiche sotto la guida di alcuni coraggiosi proprietari e imprenditori locali. Da allora con alterne vicende il turismo all’aria aperta costituisce una voce consolidata e insostituibile dell’economia locale e supera il 6% di tutto il prodotto della provincia.

L’ETA’ MITICA

Negli anni 60 le presenze nei campeggi della Partaccia superarono la consistente cifra di 1milione e mezzo per anno. Il Comune di Massa cominciò a rendersi conto che il turismo era una voce importante nell’economia locale e l’amministrazione comunale diede il proprio contributo al lancio turistico con opere pubbliche di rilevante interesse e con il patrocinio a numerose manifestazioni culturali quali premi di poesia, di narrativa, concorsi di pittura ed altre promosse dalla Associazione dei gestori dei campeggi. Addirittura ebbero grande e meritato successo all’inizio degli anno ’60 le mostre del fiore e dell’arancio che venivano organizzate fuori stagione.

L’eccezionale ripresa economica di quegli anni favorì la migrazione verso le nostre spiagge di una corrente stagionale di cittadini tedeschi che divennero i più numerosi tra il campionario cosmopolita che si aggirava per le vie di Massa. In un giorno d’estate del 1961 si videro posteggiate in Piazza Aranci almeno 50 macchine tedesche. Ma il gran flusso di ricchi tedeschi non durò a lungo: attratto da altre mete più allettanti, si volse verso il sud o verso Spagna e Balcani, mentre subentrava il turismo di massa nato dal principio che “il godimento delle vacanze è una conquista sociale che interessa la grande maggioranza delle famiglie”.

I camping della Partaccia divennero allora meta di tende, tendine ,caravan ed utilitarie che diedero una connotazione al litorale di ponente profondamente diversa da quella di levante, dove il turismo di massa non aveva accesso e fiorivano i celebrati locali della Versilia. Il totale delle presenze aumentò ancora e la zona dei campeggi vide una nuova stagione di felice successo fino alla metà degli anni 70.

L’ASSEDIO

A questo punto però l’Amministrazione Comunale di Massa decise che il territorio occupato dai campeggi era un bene così prezioso economicamente e politicamente che andava tolto ai proprietari notoriamente borghesi e reazionari. Decretò quindi l’esproprio dei campeggi a mare della via delle Pinete predisponendo anche un piano ombra, con i nomi dei fortunati nuovi assegnatari di sicura fede politica delle nuove aree disponibili.

Con l’occupazione d’urgenza del 30/12/1978 e la distruzione dei campeggi a mare di via delle Pinete che rappresentavano il cuore pulsante dell’extra-alberghiero, il Comune di Massa pensava d’aver vinto la partita e iniziò anche ad l’abbattere la pineta costiera per favorire le programmate speculazioni immobiliari. Ma i proprietari dei campeggi pur spogliati dei loro beni ed obbligati ad abbandonare i loro territori, trovarono la forza di opporsi al sopruso e grazie ad un vittorioso ricorso al Tar della Toscana, riuscirono a salvare la loro secolare pineta e a costringere il Comune a conservare a parco pubblico quasi tutta l’area espropriata. E trasferirono i campeggi a monte di via delle Pinete con l’aiuto dei vecchi clienti animati da entusiasmo vacanziero ed ambientalista.

L’Amministrazione Comunale tentò ancora di proseguire la sua azione persecutoria addirittura rifiutandosi di dare le licenze d’esercizio. Ancora una volta l’industria turistica all’aria aperta superò gli ostacoli e i rinati campeggi riuscirono a sopravvivere. Non avevano più il fascino di quelli storici dei mitici anni 50 irrimediabilmente distrutti ma si rivelarono in breve strutture molto funzionali e adatte alle nuove esigenze della clientela. Alla metà degli anni 80 la ex gloriosa tendopoli elitaria della Partaccia, così trasformata, riguadagnò nuovamente la quota di 1.300.000 presenze annue.

L’industria del turismo all’aria aperta di Massa poteva finalmente programmare nuovi investimenti e al pari di tutte le altre località turistiche del mondo predisporre un serio piano di promozione pluriennale. L’obbiettivo di 2.000.000 di presenze annue in un ambiente di eccellenza sembrava a portata di mano.

IL DRAMMA AMBIENTALE

Ma il diavolo, cioè la Montedison, ci mise la coda, e nell’estate del 1988 una violenta esplosione all’interno dello stabilimento con relativo incendio e impressionanti colonne di fumo provocò l’esodo disordinato di tutti i turisti e campeggiatori presenti in preda al terrore. Non solo i campeggi ma tutto il sistema turistico di Massa accusò il colpo.

Nel 1989 l’extra alberghiero toccò il minimo storico di 510.000 presenze (contro le 1.847.000 del 1982) e l’alberghiero superò di poco le 110.000 contro le 473.000 del 1982. Ricostruire l’immagine del territorio risultò più difficile di quanto si poteva sperare anche perché il Comune di Massa e la Provincia assunsero posizioni ambigue se non ostili al turismo. Solo all’inizio del nuovo secolo l’industria alberghiera ed extra alberghiera di Massa ritrovò il suo equilibrio con 400.000 e 1.000.000 di presenze annue rispettivamente.

All’inizio del 2001 le amministrazioni locali più propense alla cementificazione e all’industria che non all’ambiente e al turismo approvarono un progetto per allargare il porto di Marina di Carrara con relativo porto turistico e porto cantiere che avrebbe finalmente distrutto l’industria turistica e consentito lo scempio ambientale da troppi anni annunciato. Ma il piano approvato risultò indifendibile di fronte agli organi statali di controllo che lo rigettarono completamente a motivo dei molti errori tecnici e di impostazione. 

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